Dopo l’attenzione espressa in Consiglio comunale nei confronti dei dipendenti della società partecipata Giulianova Patrimonio, arriva una presa di posizione anche sul destino dei lavoratori interinali impiegati dal Comune.
In una nota inviata alla redazione si sottolinea come l’intervento in aula a favore dei dipendenti della partecipata sia stato apprezzato, ma si chiede che la stessa sensibilità venga riservata anche ai lavoratori somministrati che, da anni, contribuiscono al funzionamento dei servizi comunali.
Secondo quanto riportato nella comunicazione, il Comune di Giulianova ricorrerebbe da tempo al lavoro in somministrazione tramite agenzie interinali per sopperire alla carenza di personale e garantire servizi considerati essenziali. Alcuni di questi lavoratori, si legge nella nota, vengono confermati con contratti di breve durata e con periodi di interruzione tra un incarico e l’altro, pur avendo maturato anni di esperienza negli uffici comunali.
La situazione, secondo quanto denunciato, avrebbe portato anche casi di lavoratori arrivati all’età pensionabile dopo anni di servizio svolto in condizioni di precarietà, senza essere mai stati stabilizzati.
Il problema riguarderebbe anche le modalità di reclutamento dell’ente: le attuali norme consentirebbero percorsi di stabilizzazione solo per il personale assunto a tempo determinato, escludendo di fatto i lavoratori somministrati. Inoltre, nei concorsi pubblici banditi finora non sarebbe stata prevista la valutazione dei titoli o dell’esperienza maturata all’interno dell’ente.
In questo contesto, si legge ancora nella nota, decine di lavoratori continuano a operare con contratti trimestrali, nell’attesa di rinnovi periodici e senza garanzie sul futuro. Una situazione che, secondo i firmatari del documento, avrebbe ripercussioni anche sull’efficienza dei servizi comunali e, di conseguenza, sui cittadini.
Nella parte conclusiva della comunicazione si evidenzia come la questione non abbia finora trovato adeguato spazio nel dibattito politico e sindacale locale, con il rischio – viene sottolineato – di creare una distinzione tra lavoratori “di serie A” e lavoratori “di serie B”.